Di rose dette presenze
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.


Alda Merini  


Questi incantevoli versi di un'incantevole Alda Merini ci insegnano qualcosa che a volte dimentichiamo: saziarsi di ciò che la vita ci offre, avere i bisogni giusti, quelli che riempiono l'anima.
Spesso ci dimentichiamo lo scatolo che ci viene assegnato anche dopo essere entrati a casa, quando siamo soli con noi stessi, ci dimentichiamo di cercare bene quali siano i veri concetti di felicità e serenità.

Forse se noi tutti, a volte, trovassimo il tempo e la forza di buttare via le carte delle definizioni pronte in cinque minuti saremmo più sereni, forse più felici.

Io lo scatolone devo tenermelo, non si può fare altrimenti, ma voglio toglierlo quando voglio e spezzettarlo prima di rimetterlo, voglio bruciare le cose pronte in cinque minuti, voglio perderci tempo nelle cose.
Le voglio assaporare, avidamente, le voglio succhiare per nutrirmi di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri e di rose dette presenze.
 
 
1° premio concorso fotografico "Liberarte" - Catania
Con immensa gioia e tanto stupore vi annuncio che ho vinto il concorso fotografico organizzato dall'associazione culturale "Liberarte" di Catania, nella prima delle tre categorie fotografiche.

Il tema della categoria è "Sicilia terra di immigrati ed emigranti, integrazione e identità".

La foto vincitrice è San Ghiuvannari




Le foto segnalate sono:

Ghiuvannuzzu




Non sempre così diversi




Pagina web del concorso fotografico

Articolo pubblicato sul quotidiano online ondaiblea
 
Ho visto un gabbiano volare

Questa Domenica mattina ho assaporato un po' di piacere, un po' di nettare di vita, un po' di linfa preziosa che tanto bene fa all'animo, allo spirito.

Andare una Domenica mattina di Ottobre in macchina, per i campi, al mare, da solo; questo per me significa assaporare un po' di piacere, un po' di nettare di vita.

Il fascino della bellezza risiede proprio nelle piccole cose: il suono di qualche insetto sconosciuto in mezzo ai campi, la quiete di un temporale lontano, il semplice abbraccio di una persona cara, la semplice compagnia di una persona cara, ascoltare la pioggia dal proprio letto, di notte, che ticchettia sui vetri e sulle ringhiere, osservare il buio di un cielo squarciato ogni tanto da un lampo, ascoltare il silenzio interrotto da un tuono.

La bellezza è questa, la felicità risiede nel capirlo e nel nutrirsi di essa, nell'abbattere l'uggia della vita che è la monotonia dei giorni che passano veloci, la patina grigiastra dell'esistenza.

 
Una manciata di buoni pensieri
Il mio letto, il mio mac come sempre posato su quel vecchio libro di biologia tornato utile da un po' di tempo a questa parte, la notte ed il buio con il silenzio, un paio di ore di film ed una manciata imprecisa di buoni pensieri per la testa.

Manciata che forse potrei analizzare attentamente, potrei dividere ogni pensiero e rifletterci sopra; posso sicuramente, ma non ne ho voglia.
Dice qualcuno che le cose belle non si devono capire sempre per forza, non si devono analizzare attentamente, vanno vissute e basta per nutrirci avidamente; panta rei, clinamen e quant'altro nella mia mente, inconsistentemente, disordinatamente, serenamente.

Buonanotte!

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La concezione dell'arte
Ieri sera, con un mio caro amico, ho avuto una breve quanto ironicamente ottusa discussione circa la concezione della fotografia e dell'arte in generale; ad esempio, lui beffeggiava il fatto di ritrarre oggetti comuni (vedi ad esempio la serie "Punte di comunicazione") e, addirittura, beffeggiava anche i paesaggi tipici della terra Ragusana.

Conoscendo il mio amico, non ho ribattuto sulle sue argomentazioni e ne ho fatto una risatina (un poco amara), ritrovandomi adesso a riflettere qualche istante circa la concezione dell'arte.

Penso sia assodato che la concezione dell'arte sia strettamente personale, relativa alla cultura, alla mentalità, agli umori ed alla sensibilità di ognuno di noi; alcuni inquadrano l'arte come un mezzo per esprimere un qualunque stato d'animo, una qualunque idea o sentimento, altri - ottenendo la mia critica - leggono ogni immagine solamente dal punto di vista tecnico (se non è difficile una cosa, allora essa è poco artistica).

Il confine tra arte e non arte è molto sottile e, forse, del tutto inesistente: ciò che per me è arte è arte per te?
Definire una poesia, una fotografia, un quadro, una scultura e qualsiasi altra forma d'espressione umana come artistica o non artistica, è possibile?

Questo interrogativo, in verità, è molto ambizioso. Da un punto di vista storico esiste eccome la distinzione tra arte e non arte, ma in un contesto moderno e contemporaneo, essa si assottiglia di molto.

E' il caso del banale e non banale, del ricercato e dello spontaneo; comunicare qualcosa è senza dubbio difficile, sopratutto quando esiste una così relativa definizione di arte (Oscar Wilde diceva: "Definire è limitare").

Ma che importanza deve avere per l'artista tale definizione?
Chi può mai assurgere al trono di definitore d'arte?

A voi le vostre riflessioni che, spero, vorrete condividere qui.
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