Sicilia decadente

L’altro giorno ho avuto l’ennesima dimostrazione sensoriale di quanto la Sicilia sia ricca di contrasti. Tra le tre punte che raccolgono innumerevoli storie, molti posti giacciono abbandonati, dimenticati, silenti, spesso vicinissimi agli ignari popolani di questa disgraziata e deliziosa terra.

Borgo Pietro Lupo è uno di questi posti. Costruito negli anni quaranta, con tutta l’ideologia del fascio tuttora ben respirabile, si trova adesso in uno stato di semi abbandono. In un quadrato di al massimo 200 metri di lato vivono una decina di persone la cui dimensione del mondo sembra essere del tutto parallela alla nostra. Tra il totale sfacelo delle rovine delle costruzioni, galline, oche, maiali, pecore e cani scorrazzano felicemente, mentre i rispettivi padroni ragionano della propria vita nelle poche case ancora abitate. Lo scenario è bellissimo ed affascinante: l’unico suono che si sente è l’insieme dei versi degli animali, che non sanno certo che il fascismo è finito da un pezzo. Di tanto in tanto, anche la musica prodotta dai grossi e vecchi alberi che circondano il borgo contribuisce a rendere onirica la visita, con il vento che agita le foglie delle loro memorie.

Licodia Eubea è un paese assolutamente non abbandonato, per quanto magari non proprio ricco di vita. Tuttavia, come molti altri casi nella Sicilia, contiene un posto il cui oblio è tagliente e vivido. Non sono riuscito ad identificare esattamente l’insieme di costruzioni che ho visitato, ma suppongo si trattasse di qualche opera del Comune, qualche punto di aggregazione sociale svanito nei ricordi degli abitanti. Cocci di vetro, sassi, e pericolanti tetti sono ciò che rimane della presenza delle persone che hanno calpestato quei pavimenti, adesso così malconci.

La conceria di Vizzini (‘a Cunziria) è un altro di questi incredibili posti dimenticati. Borgo costruito nel settecento, un tempo era dimora di persone che lavorano le pelli, nonché dimora delle varie officine che tuttora si riescono ad intuire dalle rovine rimaste. Tutte le case sono aperte, nessuna anima, a parte quella di un povero cane malato, popola quelle mure. Le costruzioni sono arroccate tra un paio di collinette, dove la natura si è ripresa lentamente quello che le apparteneva. È così dunque che innumerevoli pale di fichi d’india padroneggiano la scena, è così che le stradine un tempo lastricate sono ricoperte d’erba. Sembra quasi di sentire ancora i rumori degli strumenti, le voci dei lavoratori. L’unico suono che vi ho sentito io, invece, è stato quello improvviso di una chiesa lontana, il suono registrato di un’ode a Maria portato gentilmente fin laggiù dal vento. Quasi come se fosse un’ultima, sentita preghiera per le persone del tempo che fu.


 

Borgo Pietro Lupo


Licodia Eubea


A Cunziria